sabato 21 marzo 2020

Due bacinelle d'acqua

Due bacinelle d’acqua, separate da poche pagine di Vangelo. Una è quella con cui Pilato si lava le mani: l’acqua dell’indifferenza e dell’omissione. L’altra è quella con cui Gesù lava i piedi ai discepoli: prendere a cuore, avere cura.

Come tutti gli anni, la Chiesa in Brasile vive la Quaresima con una chiave di lettura, che diventa impegno collettivo. Si chiama Campagna della Fraternità, e adotta ogni volta un titolo diverso. Quest’anno “Fraternità e Vita: un dono, un impegno”.

La Conferenza dei Vescovi in Brasile ha appena eletto la sua nuova presidenza; con la pubblicazione del testo quaresimale di quest’anno, intriso di citazioni di Papa Francesco, ribadisce con chiarezza e fedeltà la spiritualità e le priorità che Bergoglio sta proponendo alla Chiesa.
Su di tutte, echeggia l’imbarazzante domanda dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium: cosa sta succedendo all’umanità, malata di indifferenza?

Ancora oggi in Brasile il 23% dei bambini e adolescenti vivono in condizioni di estrema povertà.
Nel 2017, il nostro era il 9º paese più disuguale nella distribuzione di ricchezza. Già nell’anno seguente, la metà più povera è regredita di un altro 3,5%, mentre il 10% più ricco ha accumulato ancora il 6% in più!
L’estensione delle terre in conflitto cresce esponenzialmente: nel 2014 si trattava di circa 8 milioni di ettari, 21 milioni nel 2015 e ben 39 milioni nel 2018.

Questi dati, commenta il rapporto annuale di Human Rights Watch sui diritti umani, non sono frutto del destino, ma conseguenza diretta di scelte politiche: permissivismo in campo ambientale, attacco alla libertà di espressione e comunicazione, isolamento e disprezzo delle minoranze, incentivo alla violenza come soluzione semplificata dei conflitti, impunità e favoritismo per la polizia ed i militari, ecc.

Si respira un atteggiamento di fondo marcato dall’individualismo, dalla competizione e banalizzazione della vita. Considerato vincente a livello personale, esso si cristallizza e struttura in posizioni politiche escludenti e scelte economiche discriminatorie.
Eppure, rifletteremo in questa Quaresima, la nostra Chiesa continua a credere e riproporre a tutti i livelli lo sguardo della compassione.

“Deboli con i deboli, portiamo cibo di notte a chi vive sulla strada; entriamo nelle carceri, separando il peccato dal peccatore. Curiamo le ferite che il peccato e l’avidità disprezzano; rivendichiamo terra e diritti, difendendo i piccoli; stiamo a fianco dei bambini, giovani, adulti e anziani, nelle loro gioie e dolori; consolati da Cristo, scopriamo, nel più profondo di noi stessi, la vocazione umana e divina di consolare chi si trova in qualche tribolazione. É possibile che il mondo di indifferenza e odio ci consideri pazzi; in qualche modo, lo siamo: pazzi di amore, pazzi per la fede, e, per questo, pazzi per la vita” (Documento della Campagna, n. 89).
In questa quaresima contempleremo il racconto evangelico del samaritano, che passando accanto a un uomo ferito “lo vide, ebbe compassione e si prese cura di lui” (Lc 10, 33).

Sono tre verbi che ci aiutano a cambiare sguardo, rifondare la solidarietà e ricostruire un tessuto sociale attento agli ultimi.
Si chiama “Chiesa samaritana”, cresce sulla strada, è capace di curare il virus contaminante dell’indifferenza. Dipende da noi!

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