venerdì 11 aprile 2008

Per chi c´é posto?


“Non c’era posto per loro” (Lc 2,7)

Quando camminiamo per strada e ci incrociamo all’angolo sembriamo tutti uguali. In realtà, invisibile sulla fronte di ogni persona è stampato un attestato di sopravvivenza: quanto e come potrá resistere se si ammala?
Mi rendo conto di questo visitando la nostra gente in ospedale. Ad Açailândia non si accede a trattamenti specializzati; a volte, per ritardi e disorganizzazione, un malato ci mette troppo tempo ad essere trasferito… e cosí in questi ultimi due mesi sono giá morti due bambini e un giovane in conseguenza della dengue emorrágica.
C´è poi l’illusione: sicuramente nella capitale dello Stato mi cureranno bene. L’ospedale di Açailândia si alleggerisce e scarica laggiù i casi piú complicati; è sufficiente garantire un’ambulanza che corra fino a São Luís (90 Km piú a est) e ci liberiamo di un caso.

Con fr. Antonio siamo stati a trovare Lindalva e Lorinha, la cognata che l’accompagnava. Da una settimana sta aspettando nel corridoio. Una barella e una sedia di plastica, un corridoio pieno di corpi feriti, intubati, apatici, rannicchiati e stanchi. Gente che aspetta da quindici giorni il suo turno…
Intanto nel corridoio vanno e vengono le persone che hanno appuntamento per una visita: si ammassano alla porta, con una guardia che lascia entrare uno per uno.
C’è solo un medico di turno, è la prassi, e un centinaio di persone aspettano di parlargli.
Chi vive nel corridoio vede ogni giorno 4 o 5 persone entrare in ambulatorio e uscire morte.
Un pericolo reale è l’infezione ospedaliera: praticamente è piú sicuro attendere la cura in casa che in ospedale.
L’ospedale di São Luís è un deposito di copri che non funzionano piú. Non c´è posto, in Maranhão, per chi cerca la salute.

Uscendo dall’ospedale, un aereo del vicino aeroporto ci passa sulla testa.
Immagine istantanea di come stiamo vivendo a due velocitá: chi puó permettersi un piano di salute privato ha il futuro garantito. Per la grande maggioranza dei poveri, che vivono rasoterra, non resta che aspettare: chissà, forse un sottile soffio di vento li potrá di nuovo restituire al volo.