mercoledì 2 giugno 2010

Essere missionario significa leggere con uno sguardo attento la realtà, sforzarsi di interpretare i segni del tempo, promuovere cambiamenti insieme alla gente, affinché tutti e tutto abbiano vita.

Nella regione nord del Brasile, l’evidente ingiustizia e il saccheggio delle risorse per l’arricchimento di pochi sono un appello quotidiano per nuove prassi missionarie: spetta anche a noi creare le condizioni per un tessuto di relazioni che si prendano cura della vita, dei poveri e del creato.

É sempre più urgente, dato che nelle periferie del mondo sta cominciando un nuovo ciclo di colonizzazione, estremamente violento e devastante. Per esempio, dal 2002 al 2006, in pieno boom di crescita dello sfruttamento delle risorse naturali dell’America Latina, l’utile dell’industria mineraria è cresciuto dell’800%! Dietro a questi risultati ci sono, però, la devastazione e la violazione dei diritti economici, sociali e ambientali delle comunità toccate dagli investimenti minerari.

Per questo, i Missionari Comboniani della Provincia Brasil Nordeste sono fra i fondatori della campagna Justiça nos Trilhos (il nome italiano della campagna é Sui Binari della Giustizia), che dà voce a una rete di movimenti e di comunità coinvolte dall’industria mineraria e siderurgica della compagnia Vale do Rio Doce, seconda maggior impresa mineraria del mondo. Un gigante brasiliano che calpesta comunità tradizionali e territori di oltre trenta paesi nel mondo.

Nell’aprile 2010, Justiça nos Trilhos ha presentato formalmente le proprie denunce, insieme a quelle di molti altri movimenti, articolando il “1° Incontro Internazionale delle vittime dalla compagnia Vale”.

Da tempo esiste una disputa tra il modello di sviluppo e investimento industriale senza scrupoli nella regione nord del Brasile e le comunità locali.

A partire dall'inizio del 2009, durante e subito dopo il Forum Sociale Mondiale di Belém, le associazioni e i movimenti sociali in cerca di un nuovo modello di sviluppo hanno sentito il bisogno di un incontro internazionale focalizzato esclusivamente sulla compagnia Vale e sul suo impatto socio-ambientale in diverse regioni mondo.

Le ingiustizie evidenti riportate da molte comunità in Brasile e all’estero, gli enormi profitti della società mineraria senza alcuna redistribuzione nelle comunità locali, le pratiche aggressive delle imprese ad essa correlate rendevano urgente l’individuazione di strategie collettive di resistenza e la ricerca di alternative di crescita.

Come Missionari Comboniani ci siamo sentiti direttamente interpellati: accompagnamo infatti varie comunitá nei diversi villaggi e cittá lungo i 900 Km di ferrovia di Carajás, tra gli stati del Maranhão e Pará. Toccava a noi aiutare le persone di qeste comunitá a capire la storia e le cause di tanto degrado delle loro condizioni di vita.

Per annunciare e costruire “vita in abbondanza”, è necessario denunciare e distruggere modelli di crescita che, al contrario, producono morte a causa di una ricerca eccessiva e irresponsabile di guadagno.
Siamo stati benedetti e incoraggiati in questa opzione anche dalla
Campagna della Fraternità del 2010, un'iniziativa della Conferenza dei Vescovi del Brasile che incentivava, quest'anno, a studiare le ingiustizie economiche più evidenti e a contrapporvi esperienze di economia alternativa, decentrata, rispettosa della vita e dell'ambiente. Per questo abbiamo assunto con entusiasmo l’organizzazione di questa nuova fase di confronto con la compagnia Vale: sognamo, con Dio, un nuovo modo di rapportarsi con la terra, le risorse naturali e tutto il creato.

Justiça nos Trilhos fin dall’inizio ha visto coinvolta l'intera Provincia Comboniana Brasil Nordeste, che si identifica nella campagna e la sostiene. Anche in questa nuova fase vari missionari hanno partecipato alle molteplici iniziative sorte in preparazione dell’incontro.

È stata redatta una rivista, intitolata Não Vale, che contiene articoli di ricerca e documenti sui danni causati dalla compagnia, soprattutto nell’area del corridoio di Carajás. La rivista supporta e integra l’opera di un noto regista italiano, Silvestro Montanaro: si tratta di un documentario, realizzato negli ultimi mesi, che descrive i principali conflitti e le maggiori esperienze di resistenza della popolazione lungo il corridoio di Carajás. Film e rivista saranno divulgati nelle comunità coinvolte lungo la ferrovia, attraverso eventi di lancio e seminari di formazione. I membri della Rede Brasileira de Justiça Ambiental e altri partner internazionali hanno già ricevuto questo materiale utile per la formazione delle loro comunità e dei leader.

Tutto questo lavoro è stato preparato in vista dell'Incontro internazionale delle vittime di Vale. L'evento è stato preceduto, dal 5 all’11 aprile, dalla Carovana dei popoli attraverso il Sistema Nord[1] della compagnia.

Sono state organizzate tre tappe, attraverso gli stati del Pará e del Maranhão, in collaborazione con le comunità, i movimenti sociali e i sindacati, che hanno accolto un pubblico formato da persone provenienti da vari paesi del mondo.

Trenta persone, brasiliane e straniere, hanno visitato Barcarena (Pará), Marabá (Pará) e Açailândia (Maranhão) e realizzato un prezioso scambio tra le comunità convolte da Vale in diverse regioni del pianeta. I rappresentati di comunità di vari stati del Brasile (Pará, Maranhão, Ceará, Rio de Janeiro, Brasília) e i membri di movimenti e comunità di altri paesi (Argentina, Cile, Perù, Canada e Mozambico) hanno avuto in questo modo l’opportunità di conoscere comunità urbane e rurali e incontrare esponenti di associazioni di quartiere, movimenti sociali, comunità cristiane, sindacati, movimenti dei diritti umani, oltre a politici, magistrati, giornalisti, attori, famiglie, giovani, donne, etc. …

È impossibile riassumere in poche righe la ricchezza di questi incontri. Possiamo però evidenziare la dinamica di arricchimento che ha permesso ai membri locali e internazionali di “specchiarsi” gli uni negli altri. È apparso evidente come, seppur in diversi contesti, le strategie della compagnia Vale siano sempre le stesse: conquista del territorio, ingenti investimenti nel marketing per sostenere un’immagine di impresa socialmente ed ecologicamente responsabile, cooptazione del potere politico e giudiziario. È stata riscontrata la tendenza ad avvicinare individualmente i leaders delle comunità locali e negoziare separatamente con ciascuno di essi, isolando le persone e dividendo le comunità; inoltre, a seconda del livello di organizzazione e di protesta dei gruppi locali, non sono mancate minacce o tentativi di criminalizzazione dei dissidenti.

Altrettanto interessanti sono state le risposte e i tentativi di resistenza delle popolazioni, quali: lo sforzo di dare visibilità al conflitto (attraverso pubblicazioni, relazioni, documenti); le azioni dirette di contrasto all’aggressività dell’impresa (occupazione di terre, chiusura di strade, manifestazioni); le azioni legali volte all’indennizzazione, al risarcimento o a forme di compensazione per i danni ambientali; la produzione di conoscenza unendo saperi locali e ricerca universitaria; l'articolazione in reti (internazionali, nazionali, regionali) e il coinvolgimento di collaboratori chiave, soprattutto di area giuridica.

Nei giorni successivi, 12-15 aprile, la carovana del Sistema Nord si è incontrata con un'altra carovana, proveniente dal Sistema Sud della Vale (attraverso gli stati di Minas Gerais e Espírito Santo). I partecipanti alle due carovane, e con loro molte altre persone, si sono dati appuntamento a Rio de Janeiro, dove è situata la sede della compagnia Vale che proprio in quei giorni stava convocando l’assemblea annuale degli azionisti.

Si sono così riunite 160 persone di 80 diverse organizzazioni e associazioni, con rappresentanze di 12 diversi paesi. Un'occasione unica: per la prima volta le popolazioni colpite e i leader che le accompagnano sono riusciti a collaborare per sistematizzare le loro rivendicazioni, imparando gli uni dagli altri.

Dal lavoro di quattro giorni interamente dedicati allo studio e al perfezionamento di strategie collettive è emerso un quadro dettagliato dei problemi vissuti dalle comunità. Sono state evidenziate le seguenti aree di conflitto: un modello di “sviluppo a tutti i costi” fondato sul saccheggio indiscriminato delle risorse naturali, violazioni in materia di diritto ambientale e problemi legati all’inquinamento, violazione dei diritti dei lavoratori e conflitti sindacali, conflitti con le comunità e appropriazione di terre, conflitti economici e mancanza assoluta di compensazione e redistribuzione degli incommensurabili guadagni della compagnia (Vale é l’impresa più grande del Sud America e la più redditizia al mondo!) Foto Philippe Revelliimmagine

Le maggiori iniziative di intervento, al momento, riguardano la critica all’immagine, opportunamente costruita da Vale, di impresa impegnata a livello sociale ed ecologicamente responsabile. I partecipanti all’incontro hanno deciso di impegnarsi a smantellare sistematicamente questa facciata della compagnia, mostrando e divulgando i problemi e gli abusi che li colpiscono. Con questo obiettivo é stato presentato, nella sede del parlamento dello stato di Rio de Janeiro, un dossier dettagliato, composto da 120 pagine e 21 casi specifici, consegnato alla stampa e all’assemblea degli azionisti.

Giustizia in materia di Rails indietro ora di lavoro nel nord e  nord-est del Brasile, ma rafforzata da alleanze nazionali e  internazionali per garantire il sostegno e la solidità all'azione dei  missionari locais.Como comunità di difesa, siamo chiamati ad andare  avanti in questo dialogo senza precedenti tra il confine la chiesa,  comunità e movimenti sociali per la conservazione della vita, della  dignità e dei territori.Un movimento internazionale si è impegnato a produrre costantemente un rapporto alternativo, sottolineando le omissioni del Rapporto di Responsabilità Sociale dell'azienda (finora emesso due volte, nel 2006 e nel 2008). Questo nuovo documento, oltre a far riacquistare slancio alle rivendicazioni delle comunità rispetto alle violazioni dei propri diritti, fornirà un supporto concreto per nuove dinamiche di denuncia, sensibilizzazione e coscientizzazione delle comunità, costruzione di forme più sostenibili di economia e sviluppo locale.

Incontri locali con le comunitá e reti internazionali di lobby e denuncia: l’azione di Justiça nos Trilhos si fa ogni giorno piú compessa ed articolata. Ai Missionari Comboniani spetta, tra le altre cose, permeare tutte queste attivitá con una profonda spiritualitá eco-teologica: non si tratta semplicemente di contrapporsi ad una tra le tante multinazionali; la sfida piú ampia é definire limiti all’aggressione socioambientale e tracciare alternative per un nuovo equilibrio tra l’umanitá e le risorse della terra.

Foto: Nils Vanderbolt


[1] Il Sistema Nord di Vale comprende la grande miniera di Carajás, tutto il complesso di trasporto del minerale e il porto di São Luís, capitale del Maranhão. Il Sistema Sud é simmetrico e unisce con una ferrovia le miniere dello stato di Minas Gerais e il porto di Vitória, nello stato di Espírito Santo.

martedì 25 maggio 2010

Parauapebas

Il nome della mia cittá é di origine indigena: significa “Fiume dalle acque chiare”. Il sangue che mi corre nelle vene, peró, non é altrettanto pulito... e proprio a causa dell’acqua che ho bevuto!

Non mi sentivo bene da mesi, ma ero tranquillo: nel villaggio dei lavoratori della Vale avevamo tutto garantito: casa, scuola per i figli, ospedale e controlli medici garantiti. In effetti, il medico continuava a tranquillizzarmi e diceva che gli esami erano nella norma, forse si trattava solo di una piccola infezione.

Mi sono fidato di lui, ma fino ad un certo punto: i problemi non si risolvevano e cosí ho deciso di fare altri esami in un ospedale non vincolato alla multinazionale. Selenio, Zinco, Rame, Alluminio, Piombo: io e i miei colleghi di lavoro ci siamo scoperti all’improvviso contaminati (e il tasso di queste sostanze nel sangue era piuttosto alto!).

Incredibile: nell’ospedale della Vale tutto era regolare, un altro medico ci diceva invece che avevamo il sangue zeppo di sostanze cancerogene!

Abbiamo cominciato a chiedere spiegazioni e smesso di lavorare (non ne avevamo le condizioni!)... e l’impresa in tutta risposta ci ha comunicato che chi non lavorava non aveva diritto alla casa e alle agevolazioni del quartiere residenziale!

Oltre al danno, la beffa: contaminati e espulsi!
Solo nella regione di Parauapebas esistono piú di 8000 processi nella giustizia del lavoro contro Vale, che afferma tra i suoi principi: “Offriamo ai nostri lavoratori um ambiente di lavoro etico, trasparente, ricco di opportunitá”.

Vittime...

Mia mamma: era anziana, non ci sentiva bene... é arrivato da dietro e l’ha travolta.

Mio papá: stava andando al lavoro, gli ultimi anni prima della pensione.
Era fermo lá nel mezzo, bloccava il passaggio. Papá gli é passato sotto, ma nel frattempo si é messo in moto e l’ha schiacciato.

Tiago stava seduto sui binari. Viveva depresso. É arrivato in corsa, fischiando e frenando forte, ma non s’é fermato e l’ha sbattuto lontano.

Il treno della Vale miete mediamente una vittima al mese, solo nel corridoio di Carajás.
“La gente si lamenta del rumore: passa a fianco delle case, a tutte le ore del giorno e della notte: dodici vanno e dodici tornano”. Padre Denys lo conosce bene, seguendo da anni le comunitá lungo i binari. “Non é un trenino passeggeri: sono 330 vagoni, ciascuno con 100 tonnelate di carico, uno dei convogli piú lunghi del mondo! Le vibrazioni fanno tremare le case, aprono crepe e sgretolano le pareti dei pozzi rendendoli inutilizzabili”.

“Sono stanco di seppellire gente cosí... uno di loro é stato travolto proprio il giorno di Pasqua. L’ennesimo incidente, che mi ha fatto indietreggiare al venerdí santo... Quest’anno sono rimasto bloccato lí. Non é possibile che una multinazionale cosí grande si comporti in modo cosí vigliacco: sapete qual’é l’unica indennizzazione che concede? Gli compra la cassa da morto! Beffardo e rivoltante!”

Foto: Philippe Revelli

Piquiá de Baixo e il signor Edvar

Giorno e notte gli altoforni bruciano carbone e ferro, ferro e carbone. Quaranta vagoni e trenta autoarticolati sono la misura per alimentare la fame di una sola di queste bocche di fuoco. Ma attorno al nostro villaggio ce ne sono 14!

E la ferrovia della Vale ci passa accanto, scarica ferro e raccoglie soldi puliti: il lavoro sporco lo lasciano qui. Sapete come la chiamano la prima lavorazione del minerale? “Pig Iron”: il ferro dei porci, perché produrlo inquina, e questo non é degno dei paesi ‘sviluppati’. Da voi arriva tutto pulito... Intanto, peró, dentro casa ogni giorno si ammassa la polvere sottile e scura, che entra nei vestiti, cade nel piatto, penetra nei polmoni, insozza la pelle...

Hanno un bel dire i medici, quando consigliano alle donne gravide di non restare qui: dove dovrebbero andare, se questa é la loro casa?! C’é gente che é arrivata 40 anni fa... e le industrie siderurgiche si sono installate solo nell’85, insieme alla ferrovia!

Come sempre, quando grida il piu forte i piccoli devono tacere... e cosí l’unica soluzione per noi rimane andarcene: cosí forse almeno i nostri figli avranno una casa pulita e un ambiente sano. Sulla porta della nostra associazione locale ho scritto “Sede provvisoria”. Speriamo che almeno questo sogno minore, di trovare un altro posto, ci sia concesso: noi da soli non abbiamo i soldi per ricostruire tutto.

Giá sono stato umiliato molte volte: ci trattano come se non capissimo nulla, peró quando hanno bisogno di braccia e di gente che arroventi nell’altoforno ci cercano subito! Siamo stanchi di sopportare tutto questo, da alcuni anni abbiamo alzato la voce, attivato i tribunali, cercato alleanze... ma qui é tutto cosí lento, quando si tratta di difendere i diritti dei poveri! Alcuni, purtroppo, si stanno stancando anche di lottare. Ma io no: vi garantisco che finché non vedró la mia gente rispettata e soddisfatta, non mi daró pace... e non la daró nemmeno a questi ‘signori del ferro’!

Il villaggio Califórnia

Mi chiamo Joana, abito da 14 anni nel villaggio “Califórnia”. É un nome simpatico, non é vero?
Non abbiamo nulla, peró, della ricchezza degli Stati Uniti: il nome viene dalla fazenda che c’era qui prima di noi. Siamo del Movimento dos Trabalhadores Sem Terra (MST); abbiamo conquistato la terra con molta lotta e resistenza: siamo rimasti accampati lungo la strada per mesi... erano anni molto violenti e la terra spesso si bagnava di sangue.

Graças a Deus oggi ho un pezzetto di terra da coltivare e una casa degna di questo nome!

Solo che 5 anni fa la Vale ha montato proprio a fianco del nostro villaggio (800 metri, e controvento!) piú di settanta forni industriali per produrre carbone. Lo ricavano dall’eucalipto... e infatti le nostre terre sono circondate da questa monocultura: la gente dice che tra poco invece di manioca dovremo masticare alberi!

La legna brucia tre giorni di seguito dentro i forni, il fumo é spesso e bianco, carico di residui tossici tra cui, principalmente, il catrame. E cosí, vari di noi nel villaggio viviamo con costanti problemi respiratori, polmonite, irritazione agli occhi e altri problemi di pelle. Siamo 1800, c’eravamo molto prima che Vale arrivasse, siamo lavoratori: abbiamo diritto a vivere in pace, non vi sembra?!

In molte occasioni abbiamo denunciato questa invasione: all’Istituto Ambientale Brasiliano, al Ministero Pubblico Federale e Statale, alla Vigilanza Ambientale, agli Assessori alla Sanitá e all’Ambiente del nostro Municipio e dello Stato del Maranhão... Abbiamo partecipato ad incontri pubblici con queste istituzioni, li abbiamo invitati a visitare il nostro villaggio, tutto invano.
Nel 2008, esasperati, alcuni di noi hanno realizzato un gesto simbolico abbattendo e bruciando alcune piante di eucalipto, bloccando la strada e entrando negli uffici della fabbrica di carbone. La televisione, finalmente, ne ha dato notizia in tutto il Brasile... solo che ha preso le difese della multinazionale: da vittime, siamo diventati colpevoli!
(foto Nils Vanderbolt)

sabato 13 marzo 2010

Una battaglia nel cuore dell'Amazzonia


“Justiça nos Trilhos”, si chiama così la campagna avviata dai missionari comboniani contro la multinazionale Vale do Rio Doce, nella regione del Carajàs, in Brasile. Lo sfruttamento indiscriminato delle risorse minerarie della regione hanno portato ad una gigantesca devastazione ambientale, con pesanti conseguenze sulla vita e la salute delle popolazioni locali.

I brasiliani la chiamano ‘la strada del Ferro' é una ferrovia lunga quasi 900 chilometri costruita esclusivamente per trasportare il ferro dal più ricco giacimento al mondo (nella regione del Carajás, nello stato di Maranhao, in Brasile) a uno dei principali porti commerciali di tutta l'America Latina: il porto di São Luís.
I treni non trasportano passeggeri, ma solo minerali: 12 treni, 330 vagoni e 4 locomotive ogni giorno, carichi di minerali per un valore di 20 milioni di euro al giorno.

A gestire l'estrazione e il trasporto è un'unica multinazionale, la Companhia Vale do Rio Doce la seconda compagnia mineraria al mondo. In questa parte dell'Amazzonia lo sfruttamento minerario vuol dire latifondo, disboscamento, incendi frequenti, monoculture, industrie siderurgiche, lavoro in schiavitù. Una devastazione ambientale gigantesca che ha pesanti ripercussioni sulla salute e sulla vita delle popolazioni locali.

Da più di due anni i missionari comboniani che lavorano in quella martoriata regione del pianeta portano avanti una battaglia che si è concretizzata nella Campagna "Sui binari della Giustizia"... Una Campagna sostenuta oggi anche da una rete internazionale di organizzazioni che si battono per la tutela dell'ambiente e delle popolazioni.
Una movimento transnazionale che si è dato appuntamento dal 12 al 15 aprile prossimi a Rio de Janeiro.

In opposizione all'assemblea annuale degli azionisti della multinazionale, che si terrà in concomitanza, l'incontro di Rio de Janeiro è teso, invece, a mostrare un'assemblea dei popoli, che si scambiano esperienze e costruiscono strategie.

(L'intervista a Dario Bossi, missionario comboniano, è stata estratta dal programma radiofonico Focus, di Michela Trevisan)

venerdì 5 marzo 2010

Macchie d’Italia

In Italia fa freddo
“In Italia fa freddo”, mi avvertivano da casa poco prima che arrivassi, per due mesi di vacanza. Alludevano soprattutto al clima sociale e culturale che mi stava aspettando. Ho trovato amici inaspettatamente disoccupati e famiglie che all’improvviso la crisi ha messo in crisi...
Mi hanno colpito le risposte numerose e puntuali per correre ai ripari e soccorrere chi fosse piú in difficoltá. Eppure, mi sembra silenziosa e invisibile la riflessione agli alti livelli sul senso di ció che é successo: ci interessa davvero cambiare, o dipingiamo il volto di lutto per poi tornare all’economia d’azzardo di prima?
Dalle voci che corrono, nei cortili di paese e nella grande piazza mediatica della televisione, avverto un clima di conflitto, di scontro ideologico, a priori: sembra che ascoltare non serva piú, forse ci spaventa, ci confonde. In questa societá cosí complessa, meglio ancorarsi alle nostre idee e cercare, attorno, chi le confermi.
Facilmente emerge, al di sopra del rumore di fondo, il razzismo latente che pian piano prende coraggio e forma: mi ha fatto impressione seguire, alla TV pubblica, interi reportage sugli immigrati banalizzando e esasperando il tema del conflitto.
In certi istanti ho avuto paura, vi confesso, di restare molto qui: mi sono sentito un po’ anch’io straniero impreparato. Oggi per vivere da cristiani veri, in Italia, occorre indurire il volto, farsi scaltri come serpenti, trovare il coraggio della profezia, avere parole competenti e gesti coerenti, piú esigenti della superficialitá a cui le corse della vita ci limitano.

Il miracolo della vita
Una festa di bambini mi aspettava. Tante giovani famiglie, lasciate ancora ‘in cantiere’, ora si sono ritrovate nuova vita tra le mani... e ne fanno il loro Magnificat, preghiera di lode, gioia e stupore. Stupisce anche me vedere la cura con cui si affacciano a queste piccole vite, chiedendo loro (i genitori) il permesso di starvi a fianco.
Abbiamo dialogato molto, insieme, di quanto nei primi mesi amare un piccolo significa davvero consegnarsi interamente a lui, a lei... (poi pian piano chiediamo sconti a questo amore cosí esigente).
Ci siamo confrontati su cosa significa educare senza violenza, di nessun tipo (psicologico, verbale, nel ricatto morale...). Ho visto piccoli partire giá per il Sud con i genitori, perché voci, suoni e profumi diversi ‘contaminassero’ fin dall’inizio il loro DNA...
Ho visto giovani famiglie scegliere in modo radicale e creativo la sobrietá, la preghiera insieme, la vita comunitaria.
Ho visto persone convivere e combattere con malattie pesanti, con l’energia e la speranza che viene loro dai nipotini nati da poco: davvero é la vita stessa che fa miracoli, sapendo accoglierla e lasciandola parlare.

Fedeltá
Tra amici che all’improvviso hanno fatto scelte diverse e famiglie e gruppi che continuano con passione il loro impegno, mi sono chiesto molto (dentro di me si mischiavano rispetto, ascolto, confusione, paura, onestá, dubbio...e soprattutto un grande senso di fragilitá): che cosa é fedeltá?
É una domanda che ci portiamo dentro per la vita intera e che si risponde proprio con la vita intera.
Dai molti dialoghi avuti, finora capisco e sento che fedeltá é essere il piú possibile onesti con se stessi e con Dio, ascoltare in profonditá i segni dei tempi, amare i crocefissi della storia.
Auguro questa fedeltá a ciascuno di noi, soprattutto ai giovani laici comboniani che ostinatamente credono nella nostra famiglia (malgrado non sempre ce lo meritiamo!).

Federico e Ilaria partono per il Brasile, vivró con loro e saremo una famiglia plurale: due padri, due fratelli, questa coppia di missionari laici italiani, un volontario avvocato brasiliano.
Hanno stretto relazioni, in questi mesi di preparazione: c’é una rete di solidarietá attorno a loro, hanno forse seminato frutti per un futuro fecondo anche qui...
Il futuro della missione passa sempre piú da queste alleanze tra religiosi e laici, in un vero spirito di famiglia allargata, ciascuno con le sue competenze e dedizione. Noi ci speriamo molto e cercheremo di viverlo con coerenza; abbiamo bisogno di altri che, con il coraggio e l’ostinazione di chi apre strade nuove, ci creda fino in fondo!

Vi prego di accompagnarci. Prendiamo l’impegno di rimanere insieme nella Parola, con i poveri.