La Settimana Santa, che si apre con la Domenica delle Palme,
è l’espressione più profonda della maturazione della fede e della vocazione di
Gesù. Nella prima fase della sua missione in Galilea, Gesù era convinto che il
Regno di Dio fosse vicino e che fosse già possibile creare nuove relazioni di
comunità e di solidarietà umana capaci di trasformare la storia.
Questa fase può essere paragonata alla cosiddetta “entrata trionfale in Gerusalemme”. Cavalcando un puledro, in contrasto con i cavalli degli imperatori romani trionfanti, il gesto profetico di Gesù annuncia un nuovo modo di entrare nella città e di vivere nella polis. Si tratta di una nuova visione politica, fondata sul servizio piuttosto che sul potere e sulla violenza.
Tuttavia, durante la Settimana Santa, compaiono presto il tradimento, il rinnegamento, l’abbandono e la solitudine, seguiti dall’arresto, dalla tortura violenta e dalla morte imposta dallo Stato. Gesù percorre un’altra via — più profonda e misteriosa, più dura e apparentemente segnata dalla sconfitta — verso la salvezza, perché tutti abbiano la pienezza della vita: “Svuotò se stesso assumendo la condizione di servo (…) facendosi obbediente fino alla morte — e a una morte di croce” (Fil 2,7-8). L’utopia del Regno passa attraverso lo svuotamento; la vittoria comincia dal basso e dall’interno.
Nel Maranhão, regione amazzonica del nord-est del Brasile, la rete Justiça nos Trilhos vive quotidianamente la sproporzione della lotta e la distanza tra il sogno del Regno e una realtà segnata dalla morte. Popoli indigeni, comunità afrodiscendenti, contadine e di pescatori, così come gli abitanti delle periferie urbane, subiscono gli impatti dell’estrazione mineraria nel cuore dell’Amazzonia e delle infrastrutture che trasportano il minerale di ferro attraverso i loro territori e le loro vite.
Come rete, queste comunità sognano un tempo nuovo, in cui le relazioni con tutta la creazione possano tornare “sui binari della giustizia”. Desiderano un’economia fondata sulla condivisione dei beni, invece che sul saccheggio, sull’estrazione orientata all’esportazione, sull’arricchimento privato e sugli impatti pubblici violenti.
Nel loro grido di denuncia risuona il Salmo 22 — il salmo sussurrato da Gesù sulla croce, con un sentimento angosciato di abbandono e una profonda fiducia nel Padre: “Spalancano contro di me la loro bocca come leoni che ruggiscono. Si dividono le mie vesti e tirano a sorte la mia tunica”. In queste parole possiamo vedere un doloroso parallelismo con i territori dei popoli saccheggiati dalle fauci voraci dell’estrazione mineraria.
Così, le comunità del Maranhão vivono un’esperienza continua di passione e morte, di sogni infranti e di lotte fragili. Dove si trova, allora, la risurrezione, nascosta “dal basso e dall’interno”?
Siamo ispirati dalle parole del compianto signor Edvard, una figura molto amata della comunità colpita dall’estrazione mineraria di Piquiá. Egli chiamava le imprese minerarie e siderurgiche “draghi di ferro” e affermava: “La bellezza della nostra lotta è che non ci stanchiamo; e ogni volta che c’è una sconfitta, rispondiamo con ancora più energia e convinzione.”
Risurrezione significa rimanere in piedi ai piedi della croce, come hanno fatto le donne (Gv 19,25), senza chinare il capo davanti al potere imperiale o alla derisione religiosa. La risurrezione si trova nelle comunità del Maranhão, che restano salde nella resistenza, unite in rete, continuando a sognare e a esigere giustizia, anche mentre i loro territori continuano a essere minacciati.
In piedi, anche nel pianto, ascoltiamo nuovamente la voce di Gesù, che ci chiama e ci invia a incontrarlo — vivo e in cammino — nelle Galilee dei popoli.